Interior design e cucina: i criteri di una buona illuminazione

-

La luce modella le forme, enfatizza gli spazi e crea l’atmosfera. Ecco perché è fondamentale.

La bellezza sta nei particolari. Una cucina per essere bellissima non ha necessità di essere disegnata con forme estreme. Quello che la rende unica sta proprio nelle piccole cose: il piacere di accarezzare il cemento, il contrasto delle maniglie o i giochi di colore.

In tutto questo c’è una cosa che non possiamo toccare ma che è sempre presente, da risalto a tutti i particolari e rende la cucina un vero spettacolo: la luce.

L’illuminazione in una cucina svela e accentua lo spazio. La luce generale diffonde il colore come se fosse ossigeno mentre le luci d’accento, come quelle sottopensile, ti mostrano i particolari fra cui i bagliori dell’acciaio o l’opacità del cemento, le nervature del legno o il perlaceo degli inserti in madreperla.

Le luci sono tutte uguali?

Assolutamente no. L’illuminazione può dare risalto ad alcuni materiali o togliere visibilità ad altri. La differenza la fa la colorazione della fonte luminosa e la direzione del fascio di luce. 

L’esempio più banale è quello che possiamo vedere nella foto.

I progettisti misurano la temperatura dell’illuminazione. La temperatura di un corpo illuminante è importante non solo per l’effetto estetico e soggettivo, ma anche per comunicare e accentuare dettagli e particolari. In questa immagine ad esempio vediamo che la mela illuminata ad una temperatura di 2700k (gradi kelvin) risulti più appetitosa di quella illuminata a 6500k. 

Per dare risalto all’acciaio o agli inserti in vetro ad esempio la temperatura di 6500k crea punti brillanti di grande effetto. Una temperatura di 2700k ci fa amare il legno.

Giulio Pucci

Ingegnere e Ceo di Cemento Line.